Partorirete con meno dolore
Applicare la moratoria dell’aborto significa in primo luogo promuovere la scelta della vita. Si tratta ovviamente di una battaglia culturale, in realtà decisiva per la sorte della civiltà occidentale, il cui possibile declino è segnato proprio dai processi di denatalità, che testimoniano di una sfiducia nel futuro. La scelta della vita, però, soprattutto in un paese dove i sistemi di protezione sociale sono particolarmente scombinati come il nostro, trova anche limiti materiali.
6 AGO 20

Applicare la moratoria dell’aborto significa in primo luogo promuovere la scelta della vita. Si tratta ovviamente di una battaglia culturale, in realtà decisiva per la sorte della civiltà occidentale, il cui possibile declino è segnato proprio dai processi di denatalità, che testimoniano di una sfiducia nel futuro. La scelta della vita, però, soprattutto in un paese dove i sistemi di protezione sociale sono particolarmente scombinati come il nostro, trova anche limiti materiali. Qualcuno ci spiegherà che non sono queste le ragioni sulle quali si decide o no per la procreazione, ma ciò non toglie che abbattere o limitare i vincoli materiali male non fa di sicuro. Anche da un punto di vista freddamente economico e statistico, la denatalità rappresenta un danno pesante.
La decisione di mettere in relazione l’età pensionabile con l’aspettativa di vita è ragionevole, ma bisogna tener conto che il vero problema è quello dell’invecchiamento della popolazione, che ha un aspetto positivo nell’allungamento della vita ma uno assai negativo nella riduzione o stagnazione delle nascite. Sarebbe quindi sensato, anche dal punto di vista economico, utilizzare i risparmi previdenziali previsti per avviare un vero piano per la vita, che dovrebbe diventare un elemento portante anche della programmazione generale degli interventi economici. Le donne italiane che partoriscono lo fanno in età mediamente sempre più avanzata, in maggioranza dopo aver trovato un’occupazione. Promuovere con incentivi fiscali e contributivi l’assunzione di giovani lavoratrici, oggi, è il modo più sicuro per promuovere la natalità. Una volta non era così, l’immagine tradizionale della mamma era quello della casalinga e questo stereotipo ha ancora una presa, ma contribuisce a non affrontare il problema nei suoi termini attuali.
Sono le donne giovani in condizione non professionale quelle che praticano più frequentamente l’aborto e lavorare seriamente per una moratoria significa rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la loro possibile scelta della vita. Naturalmente poi bisogna intervenire sui servizi di sostegno, dagli asili nido anche aziendali a una normativa che renda davvero socializzato il costo della maternità che oggi grava, almeno dal punto di vista organizzativo, sulle aziende. Sono solo accenni alla dimensione globale che un piano per la vita può assumere, peraltro con effetti economici di medio periodo sicuramente importanti. D’altra parte è difficile trovare un investimento più proficuo di quello sulla vita.